Restare umani nell’era degli algoritmi

Per la prima volta nella sua lunga storia, Time ha scelto di spingere lo sguardo oltre il volto umano. La “Persona dell’Anno 2025” non ha un nome, né un corpo, né una biografia nel senso tradizionale del termine. È l’Intelligenza Artificiale. Una scelta simbolica, forte, destinata a far discutere. Non tanto per ciò che celebra, quanto per ciò che interroga: chi sta guidando oggi il corso degli eventi? E soprattutto, chi lo guiderà domani?

L’IA non è più soltanto uno strumento. È diventata un ambiente, una presenza diffusa che incide su economia, linguaggi, relazioni, lavoro e immaginario collettivo. Ma questo passaggio epocale non è neutro: produce conseguenze profonde sul modo in cui viviamo, lavoriamo e ci pensiamo come società. E proprio per questo ha bisogno di essere raccontato, interpretato, discusso.

Non solo una provocazione mediatica

È interessante, a questo proposito, la riflessione proposta da Davide Imeneo in un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana, che analizza con lucidità e profondità la decisione del settimanale americano. Imeneo osserva come sulla celebre copertina di Timenon c’è uno sguardo da incrociare, non ci sono le rughe di un leader politico, né il sorriso di un attivista”, ma qualcosa di radicalmente diverso: un sistema algoritmico riconosciuto simbolicamente come persona. Secondo l’autore, non si tratta solo di una provocazione mediatica, bensì della “ratifica formale di un cambio d’epoca”, in cui il motore del nostro tempo sembra pulsare “nei server di silicio”. È un passaggio che non riguarda soltanto la tecnologia, ma il nostro modo di concepire l’individuo.

Imeneo coglie un punto cruciale quando scrive che, conferendo all’algoritmo un titolo riservato alle persone, “si compie un salto semantico e ontologico vertiginoso”. L’Intelligenza Artificiale non è più vista come una macchina, ma come un agente capace di “generare linguaggio, arte, decisioni” e di influenzare la vita collettiva “nel bene o nel male”.


Francesco Pira

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Sociologo saggista e giornalista, è professore associato di Giornalismo Web e Comunicazione Strategica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Direttore del Master in “Esperto della Comunicazione Digitale” e Delegato del Rettore alla Comunicazione. 

Le sue riflessioni toccano temi importanti per la nostra società: il mondo digitale, i giovani, l’informazione.


Il pericolo non è la tecnologia

È qui che si annida il nodo più delicato: l’equiparazione tra la coscienza umana e la capacità di calcolo. Se da un lato i sistemi intelligenti producono benefici concreti – dalla medicina alla gestione delle risorse – dall’altro, avverte l’autore, rischiano di diventare un paradigma culturale dominante, un ecosistema che “avvolge e talvolta soffoca la dimensione umana”. Il pericolo non è la tecnologia in sé, ma la delega totale: “rinunciare alla fatica del pensiero critico e del giudizio morale”, lasciando alla macchina non solo le soluzioni, ma la formulazione stessa delle domande.

Queste riflessioni dialogano profondamente con il pensiero del professore Luciano Floridi, filosofo italiano, che da anni invita a considerare l’IA come una potente infrastruttura informazionale. Per Floridi, il rischio è la condizione “onlife”: una situazione in cui il confine tra umano e digitale si dissolve, senza che emerga una chiara assunzione di responsabilità etica.

Ancora più critico è Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano, che legge l’iper-efficienza tecnologica come una minaccia alla dimensione contemplativa dell’esistenza. In una società governata dagli algoritmi, tutto tende a essere ottimizzato, misurato, previsto. Ma l’essere umano – ricorda Han – vive anche di lentezza, di errore, di silenzio, di fragilità. Esattamente ciò che la logica computazionale non conosce.

Provare a restare umani è una scelta consapevole

A questo quadro si aggiungono le riflessioni di Zygmunt Bauman, sociologo polacco, per cui la società contemporanea rischia di diventare liquida anche nel rapporto con la tecnologia: i legami umani si indeboliscono quando le interazioni sono mediate esclusivamente da strumenti digitali e sistemi algoritmici, mettendo a rischio la dimensione della fiducia e della cura reciproca. In maniera complementare, Shoshana Zuboff, sociologa e saggista statunitense, avverte come il predominio degli algoritmi nei comportamenti quotidiani possa trasformare l’informazione in uno strumento di controllo e manipolazione, rendendo l’uomo più prevedibile e meno protagonista della propria vita.

Imeneo lo sintetizza con efficacia quando afferma che “la tecnologia manca di quel quid che rende la vita degna di essere raccontata”: la vulnerabilità, la compassione, il perdono. Questo intreccio di pensieri sottolinea quanto sia essenziale non solo gestire la tecnologia, ma anche preservare e valorizzare la dimensione umana, con tutte le sue qualità irripetibili.

Spetta a noi, uomini e donne di questo tempo

La domanda non è se fermare l’Intelligenza Artificiale, ma come abitarla consapevolmente. Qui il contributo della Chiesa, richiamato nell’articolo, assume un valore trasversale: l’idea di una “algor-etica”, capace di rimettere al centro la dignità della persona, è un invito che riguarda credenti e non credenti. Essere protagonisti del presente significa non confondere efficienza con saggezza, velocità con profondità, previsione con verità. Significa educare al pensiero critico, costruire regole condivise, progettare tecnologie che amplifichino l’umano invece di sostituirlo. La copertina di Time può essere letta come uno specchio, ma anche come un bivio. Se l’IA è la “Persona dell’Anno”, come scrive Imeneo, è perché “noi le abbiamo ceduto il passo”. Tuttavia, nulla è irreversibile.

L’Intelligenza Artificiale può diventare un’ alleata preziosa, se guidata da una visione umanistica, inclusiva e responsabile. La storia non è scritta nei codici, ma nelle scelte. E spetta ancora a noi, donne e uomini in carne ed ossa, sostenere ciò che rende unica la nostra umanità, qualcosa che nessuna macchina potrà replicare: la capacità di prenderci cura gli uni degli altri e di immaginare un futuro che valga la pena di essere vissuto.


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Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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