Acquaponica: una risposta sostenibile alle sfide globali dell’agricoltura

Negli ultimi anni le sfide per l’agricoltura si sono moltiplicate: il clima che cambia rende sempre più imprevedibili le stagioni, l’acqua è una risorsa che scarseggia in molte aree del pianeta, le città continuano ad allargarsi e i trasporti globali mettono in crisi la sicurezza alimentare. In questo contesto, parlare di futuro del cibo significa parlare di innovazione e sostenibilità.

Tra le soluzioni che stanno attirando maggiore attenzione c’è l’acquaponica, un sistema capace di unire allevamento di pesci e coltivazione di piante in un ciclo virtuoso che riduce al minimo gli sprechi. Una tecnologia che nasce dall’osservazione della natura e che oggi promette di cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo alimenti: più qualità, meno acqua, niente pesticidi e soprattutto meno impatto sul suolo.

Acquaponica: un sistema innovativo

L’acquaponica è un sistema innovativo e sostenibile di coltivazione che unisce l’acquacoltura (l’allevamento di pesci) all’idroponica (la coltivazione di piante senza suolo), creando un ecosistema chiuso e autosufficiente. In questo sistema, l’acqua proveniente dalle vasche dei pesci, ricca di sostanze di scarto come l’ammoniaca, viene filtrata da batteri nitrificanti che trasformano questi composti in nitrati, nutrienti fondamentali per la crescita delle piante. Le piante assorbono questi nutrienti, purificando l’acqua che viene poi reimmessa nel sistema ittico.

Questo ciclo virtuoso permette un risparmio considerevole di risorse: si riduce infatti l’uso di acqua rispetto all’agricoltura tradizionale e si eliminano fertilizzanti chimici e pesticidi, rendendo l’acquaponica una pratica particolarmente adatta per ambienti urbani, zone aride o territori con scarsa disponibilità di suolo fertile. Oltre ai benefici ambientali, l’acquaponica consente una produzione alimentare locale e continua, con verdure fresche e pesce allevato in modo naturale.

Cosa succede in Italia?

In Italia sono stati fatti vari progetti sull’acquaponica, tra cui due progetti Interreg Italia-Slovenia, Bluegrass e BeBlue, coordinati dall’Università Ca’ Foscari Venezia con l’obiettivo di offrire a chi vuole investire nella tecnologia acquaponica degli strumenti per valutarne la sostenibilità ambientale ed economica. In entrambi ha partecipato anche il professore di ecologia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Roberto Pastres, che ci ha spiegato che la novità non è l’acquaponica in sé, ma i sistemi che si stanno utilizzando sempre più in Europa, Stati Uniti e Australia: sistemi a circuito chiuso, con minore spreco di acqua possibile. Questi possono funzionare anche in zone aride, come Australia e Paesi del Golfo.

Quando queste nuove tecnologie hanno preso piede, uno dei primi pensieri, nonché speranze, era quello di capire se potessero sopperire anche alla mancanza di cibo, ma sebbene possano essere una risposta importante al problema, non possono essere considerate – ad oggi – la soluzione. Come ci spiega Pastres infatti: “questi sistemi sono costosi: il problema dei costi nell’acquaponica è dover condizionare la temperatura dell’acqua e questo ha dei costi in termini energetici ed economici. È quindi difficile pensare di usarli per sopperire alla mancanza di proteine in posti dove di fatto ci sono grossi problemi economici pregressi. Ci sono però soluzioni di coproduzione che possono essere meno costose e che possono essere prese in considerazione”.

Il caso di The Circle

Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa e Thomas Marino – Founder The Circle

In Italia esiste un’azienda agricola romana che ha capito fin da subito il potenziale dell’acquaponica: The Circle. Quattro sono i soci che l’hanno fondata nel 2017: Valerio Ciotola, Simone Cofini, Lorenzo Garreffa e Thomas Marino, quattro giovani imprenditori classe 1992 che, nell’acquaponica, hanno intravisto la fattibilità di un business oggi scalabile che contribuisce a risolvere le più spinose problematiche ambientali. Dopo l’ampliamento del proprio impianto, che raggiunge oggi la dimensione produttiva totale di 12.500 mq, la nuova sfida è quella di mettere in produzione oltre 150.000 piante coltivate per un totale di circa 21.000 kg di insalata raccolta all’anno. Oggi The Circle è tra le 500 aziende AgriFoodTech più promettenti ed innovative, posizionandosi al 200° posto a livello globale e al 3° posto in Italia della classifica FoodTech500.

9 milioni di acqua risparmiata

“I vantaggi dell’acquaponica coinvolgono sia l’ambiente che il prodotto stesso – sottolinea Thomas Marino – il primo, in termini ambientali, è davvero molto significativo e impattante e riguarda il risparmio di acqua: rispetto all’agricoltura tradizionale, si risparmiano 180 litri di acqua ogni chilo d’insalata prodotto”. 

Rispetto alla produzione del 2024, in The Circle, hanno risparmiato quasi 9 milioni di acqua se paragonata all’agricoltura tradizionale. Altri vantaggi, di natura ambientale e sociale, non trascurabili sono: l’abbattimento delle sostanze chimiche, il cui utilizzo è ridotto al minimo, l’abbattimento dei pericoli dovuti al lavoro manuale dell’uomo, che spesso è soggetto a un forte stress fisico. Ma non è tutto: oltre alla tecnologia ci sono anche vantaggi sul prodotto: ad esempio, sul gusto. Questo perché il prodotto di The Circle riceve tutto quello di cui ha bisogno dall’ambiente controllato. Ed è proprio il controllo e la tracciabilità dei prodotti, dalla semina alla raccolta, che definisce un altro importantissimo beneficio.

L’impianto di The Circle

L’acquaponica ha anche dei limiti

Se da un lato, il consumo di acqua è ridotto al minimo indispensabile, una delle principali critiche che viene mossa all’acquaponica riguarda il consumo di energia. Quanta energia serve per mantenere sempre attivi e funzionanti gli impianti? “Nel caso di The Circle – ci spiega Marino – l’impianto non utilizza luce artificiale e non hanno sistemi di riscaldamento e raffreddamento artificiali. Questo gli permette quindi di abbattere fortemente l’impatto energetico, che non è così elevato rispetto ad altri modelli di vertical farming in Italia, o all’estero. A questo, si aggiunge comunque la presenza di pannelli solari per sopperire a una parte di energia che è comunque necessaria per far funzionare gli impianti“.

Come abbiamo visto anche con gli esperti, l’acquaponica non può essere la soluzione definitiva e unica alla mancanza di cibo, tuttavia, come riporta Marino, è sicuramente una risposta concreta ed efficace. Questo perché le loro tecnologie possono essere riviste e apportate in diversi contesti e ambienti.

Il benessere animale

Quando parliamo di acquaponica, un altro elemento che bisogna prendere in considerazione è poi il benessere animale. Come ci racconta Cristiano Bertolucci, esperto di comportamento animale, i pesci devono necessariamente essere in ottimo stato di salute. “La fase di monitoraggio è una delle più importanti. Bisogna infatti controllare frequentemente tutti i parametri che ne garantiscono il benessere: temperatura dell’acqua, profili di alimentazione e illuminazione, sovraffollamento, controllo delle patologie”.

Il sovraffollamento è proprio un punto chiave: negli allevamenti intensivi infatti, i pesci sono stressati dalla quantità eccessiva di esemplari che ci sono. Al contrario, solitamente le acquaponiche sono più piccole – ci sono quindi meno pesci – e sono chiuse, quindi più facilmente controllabili (questo vale nei sistemi RAS, di ricircolo, diverso invece il caso di quelli offshore).

In questo ambiente, chiuso e controllato, è anche più facile andare a osservare il comportamento degli animali. Questo infatti, ci dice moltissimo del loro stato di salute, attraverso segnali di stress che i pesci “emanano”. Come ci spiega Bertolucci, il pesce che non sta bene, cambia completamente il suo comportamento: praticando freezing (immobilizzandosi sul fondo), iperattività, nuoti continui nello stesso posto, arrivando dopo al cibo, molti poi sono più aggressivi. È fondamentale, come ci racconta il professore, oltre che creare un ambiente “sano” in partenza, l’osservazione, in modo da poter intervenire prontamente per aiutarli a ridurre lo stress.

Opportunità e sfide del futuro

È evidente che la tecnologia e l’innovazione sono alla base di The Circle: come il sistema verticale a torri che hanno creato per la produzione. E a questo si affianca anche una continua ricerca: è infatti necessario continuare a sperimentare nuove azioni e pratiche per rendere il progetto sempre più efficace, senza perdere però la sostenibilità per strada. A testimonianza di questo, per abbattere tagli di filiera, come quello dei trasporti, ci racconta Marino che stanno anche cercando di avvicinare i punti di produzione a quelli della vendita, proprio perché anche il trasporto ha un suo impatto rilevante. Ad oggi, The Circle ha due clienti principali: gli Horeca, a cui vendono tutto il fresco, e le GDO, in cui saranno presenti con una linea di trasformabili  (pesti, sali aromatizzati, oli). Ma come si può intuire dalla loro storia, le ambizioni aziendali sono grandi: vogliono infatti allargare la gamma di prodotti e, parallelamente, continuare a fare educazione e sensibilità sulla tematica.

Sì, perché ancora troppo spesso ci dimentichiamo che siamo ciò che mangiamo. E solo prendendoci cura di noi e dando il giusto valore al cibo, anche economico, possiamo fare del bene all’ambiente, e a noi stessi.

Marta Tarasconi

Comunicazione, scrittura e sostenibilità

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