Valutare nell’era dell’intelligenza artificiale: la scuola davanti a una nuova responsabilità

Gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa. Un docente a tempo pieno percepisce indicativamente tra i 1.350 e i 1.400 euro netti al mese all’inizio della carriera, fino a superare i 1.900–2.000 euro dopo molti anni di anzianità. Secondo una ricerca di GoStudent, più di un insegnante su due (58%) dichiara di acquistare con risorse proprie materiale scolastico. Un gesto quotidiano che racconta un sistema in cui l’Italia investe nell’istruzione il 3,9% del PIL, contro una media europea del 4,7%, come rilevano Eurostat e ISTAT. In questo scenario già fragile si inserisce una trasformazione tecnologica che sta cambiando il modo in cui si produce e si valuta la scrittura.

Dalla scrittura assistita alla valutazione: il nodo aperto

Sempre più insegnanti si trovano a valutare elaborati prodotti, in tutto o in parte, attraverso strumenti di intelligenza generativa. Secondo una ricerca condotta nel 2024 da TGM Research per conto di NoPlagio.it, due studenti delle scuole superiori su tre dichiarano di utilizzare ChatGPT per svolgere compiti o scrivere saggi.
Un’analisi successiva realizzata dalla stessa piattaforma su oltre 200.000 documenti accademici provenienti dai repository di 50 università italiane mostra come questi strumenti siano ormai entrati nel processo di scrittura universitaria e scientifica. Non come sostituzione integrale dell’autore, ma come supporto sempre più diffuso.
Non si tratta di un fenomeno marginale. Nel 2024 il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, con un incremento del 58% rispetto all’anno precedente, secondo gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. A trainare l’espansione è soprattutto la generazione automatica di contenuti testuali, che sta modificando non solo i processi produttivi, ma anche le modalità di verifica e valutazione nella scuola e nell’università.

Il rischio di valutazioni non uniformi

La questione non riguarda solo l’Italia. In molti sistemi educativi, i budget destinati agli strumenti di supporto per la verifica dei testi restano limitati, mentre la diffusione della scrittura assistita da IA cresce rapidamente.
Su piattaforme internazionali dedicate al rilevamento del plagio e dei contenuti generati artificialmente, come Noplagio.it, diversi docenti dichiarano di sostenere personalmente i costi dei servizi di controllo. Una scelta che, oltre a incidere sul bilancio individuale, rischia di produrre un effetto meno visibile ma significativo: criteri di valutazione non uniformi e maggiori disparità tra studenti, a seconda degli strumenti a disposizione degli insegnanti.

Strumenti di verifica e accesso: la proposta di Noplagio.it

Nazim Tchagapsov, CEO Noplagio.it

In questo contesto si inserisce l’iniziativa di Noplagio.it, che ha annunciato l’accesso gratuito ai servizi premium per i docenti certificati, estendendo l’offerta anche in Italia. L’obiettivo dichiarato è ridurre il divario tra insegnanti che possono permettersi strumenti professionali di verifica e chi, invece, ne resta escluso. La piattaforma offre strumenti di verifica che consentono di confrontare i testi con database accademici e di rilevare contenuti generati artificialmente.

«Abbiamo parlato con molti insegnanti che vorrebbero mantenere standard elevati nella qualità del loro lavoro, ma non hanno accesso agli strumenti necessari – spiega Nazim Tchagapsov, CEO della piattaforma – Oggi alcuni docenti si trovano davanti a una scelta scomoda: sostenere personalmente i costi dei controlli oppure rinunciare a verifiche approfondite. Offrire l’accesso gratuito significa, per noi, contribuire a rendere le valutazioni più eque e difendibili».

L’accesso avviene tramite registrazione per i docenti certificati e consente l’utilizzo degli strumenti di verifica senza costi. Il sistema permette di confrontare i testi con un ampio database accademico e di rilevare eventuali similarità o contenuti generati artificialmente, anche in caso di traduzioni tra lingue diverse. La piattaforma precisa inoltre che i documenti caricati non vengono archiviati né riutilizzati in database comparativi, garantendo la riservatezza dei materiali sottoposti a verifica.

In un contesto in cui oltre la metà degli insegnanti italiani dichiara di acquistare materiali con risorse proprie e in cui le retribuzioni restano tra le più basse in Europa, chiedere loro di sostenere anche i costi degli strumenti digitali necessari per garantire valutazioni corrette rischia di amplificare una disparità già esistente. La tecnologia sta già modificando il modo in cui si scrive. La scuola è chiamata a ripensare anche il modo in cui si valuta. Ma questa trasformazione non può essere sostenuta individualmente da chi è ogni giorno in classe.


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