La melodia gentile

La nostra vita è fatta di atti, come una rappresentazione teatrale.
Ci sono momenti comici e tragici.
Insieme a noi, compaiono sul palco protagonisti e comparse.
Se volgessimo lo sguardo alla platea, scoveremmo tante persone attente.
Ansiose di godersi ciò che regaleremo loro.
Il pubblico non è composto esclusivamente da umani, ma da tutti gli esseri viventi che potremmo influenzare con il nostro comportamento.
Per questo, ciò che rappresentiamo attraverso la nostra esistenza dovrebbe ispirarsi al rispetto e all’amore.
Non per il timore di deludere. Piuttosto per il desiderio di arricchire.
E poi c’è la musica.
Già, perché qualsiasi spettacolo non può esistere senza una degna e appropriata colonna sonora.

Immagino che ognuno abbia un suo personalissimo sound.
Una sorta di accompagnamento acustico a cui, talvolta, si aggiunge una voce.
Nascono così le canzoni della nostra vita, che ci sostengono nei momenti più complessi.
Ci possono ispirare, parlare d’amore o raccontare storie.
Qualsiasi pezzo si adegua a ciò che portiamo in scena, ogni volta che si spalanca il sipario.
All’interno dei numerosi spettacoli, si possono individuare diverse voci, ma ce n’è una che è sempre presente.
Si insinua caparbia e dolce per sostenerci, in modo che il nostro sguardo sia puro.


È la voce di nostra madre.

Le mamme rientrano di diritto, e senza timore di smentita, nella categoria degli Antieroi.
Hanno il potere di donare la vita, ma non ne abusano.
Sono spontaneamente al servizio del mondo.
La loro cura è una costante delicata, presente a qualsiasi latitudine.
Il loro canto è soave anche quando sa di tempesta.
Di sicuro nella playlist di ogni essere vivente è presente, più volte e con tonalità diverse, questa straordinaria cantante.

La sua melodia gentile ci accompagna da sempre e per sempre.
Ci ricorda la sua disponibilità a sostenerci in ogni modo. Ad ogni costo.
Anche quando è affaticata, la mamma continua ad accudire.
Come ogni essere vivente può distrarsi, arrabbiarsi e talvolta fuggire, ma il suo spirito la vincola con forza alla vita dei suoi figli.
Più ancora che alla sua.
Questo istinto primordiale rende naturale ciò che per qualsiasi altro essere risulta eccezionale. Impossibile.
Chi morirebbe senza il tempo di un dubbio o un attimo di indecisione, se non una mamma per i propri figli?
Certo, lo farebbero anche i padri o i fratelli.
Tutti coloro che amano accetterebbero l’estremo sacrificio dedicandolo al loro amore.

Ma seppur fugace, nelle loro menti si potrebbe scorgere, come un rapidissimo flash, un tentennamento.
Un anelito del potente istinto di sopravvivenza.
Non sarebbe egoismo, ma una necessità biologica.
Se volessimo interpretare emozionalmente le leggi naturali, potremmo azzardare che in una madre l’istinto di sopravvivenza è sostituito da quello della conservazione della specie.
In questo risiede l’altruismo viscerale che la connota.
Forse in taluni casi la condanna.
Soprattutto quando c’è chi se ne approfitta.
Soprattutto quando ce ne approfittiamo noi, che siamo i suoi figli.

Chissà quante volte le nostre mamme avrebbero desiderato un grazie.
Una carezza.
Un ti voglio bene regalato senza motivo.
Magari avrebbero voluto che imparassimo ad esprimere un po’ di quella gentilezza che hanno tentato spesso di insegnarci.
A dire il vero, da bambini le abbiamo riempite di attenzioni.
Loro si prendevano cura di noi che, istintivamente e senza fronzoli, restituivamo.
Colmando il loro cuore di gratificazione e calore.
Avranno conservato un po’ di quel tepore per gli anni a venire?
Per prevenire il gelo durante la nostra ribellione adolescenziale.
O per consolarsi, quando abbiamo definitivamente spiccato il volo per diventare esseri autonomi.
Di sicuro in noi è rimasto l’eco soave del loro canto.

Quante volte ci siamo chiesti cosa provasse nostra madre?
Credo che spesso ci siamo stretti a lei più per paura di perderla, che per uno speculare amore disinteressato.
Proprio così, credo che non si possa competere con il sentimento trasmesso da una mamma.
È di un’altra categoria.
A noi resta solo di goderne.
Eppure dietro a quella corazza scintillante dell’eroina senza macchia e senza paura, vive una donna con le sue fragilità.
Nonostante lei si impegni a nasconderle, ogni tanto si intravedono.
Come le paure e le ansie sul futuro dei figli.
E lei?
Lei è felice. Anche se talvolta, finge di esasperarsi.
Oppure è esasperata e finge di essere felice.
Noi non lo vediamo.
Forse diamo per scontato che se canta, allora è contenta.

Le mamme perdonano tutto.


Ci sono sempre.
A volte troppo.
Talvolta vincolano e diventano oppressive con le loro cure.
E nei figli nasce il bisogno di fuggire.
Ma non è il caso di lacerarlo il cordone ombelicale.
Basta tagliarlo, anche con grazia, come ci ha insegnato lei.
Con gentilezza.
È possibile che le faccia un po’ male, ma è nella natura delle cose.
Se agiamo con consapevolezza, nostra madre capirà.
Siamo noi che dobbiamo trovare il coraggio di vivere la nostra vita.
Finché non lo facciamo, in lei si accresce la necessità di proteggerci.

Con tutto questo amore, risulta impossibile anche solo concepire il dolore che può provare una mamma quando vede soffrire i propri figli o addirittura andarsene prima di lei da questo mondo.
Deve essere dilaniante.
Come una bomba in paradiso.
Contro ogni legge divina e naturale.
Forse per questo non esiste una parola che identifica una madre che ha perso un figlio.
Non è vedova, non è orfana.
Non si può definire una cosa inesprimibile.
A volte veniamo colpiti da fatti di cronaca che raccontano la morte di giovani vite.
L’attenzione viene spinta verso la causa o il responsabile del fatto.
Raramente si indaga il dolore che quella scomparsa lascia dietro di sé.
Anche se molti giornalisti distratti non lo approfondiscono, le persone reagiscono immediatamente piangendo il dolore di una madre che perde il proprio figlio.
Attraverso questa delicata attenzione, così come in altri gesti popolari istintivi, si identifica con forza il riconoscimento sociale all’insostituibile ruolo della madre. §
Un tributo alla sua forza e al suo coraggio.
Ecco perché rivolgendoci allo spettacolo che ci circonda, ci riferiamo a Madre Natura.
Con buona pace dei padri.

Ovviamente grazie alla centralità della figura materna, anche i figli pagano un prezzo molto alto quando perdono la madre.
Perdono un riferimento, un appiglio, un esempio.
Perdono la voce diretta di colei che gratuitamente si è sempre presa cura di loro.
In alcuni casi sono traumi profondi, dovuti alla giovane età o al particolare legame instaurato negli anni.
Anche in questo caso, però, se supportati da una corretta maturità, è possibile trasformare il dolore dell’addio in un ulteriore elemento di sostegno alla propria crescita.
Come se, pur scomparendo, la madre lasci in eredità tutti i suoi insegnamenti, le sue amorevoli cure e le sue tirate d’orecchie.
Lei di fatto vive nei suoi figli, per i quali ha avuto un ruolo di enorme peso nel renderli ciò che sono.

È lei che abbiamo conosciuto per prima.

La sua voce ci ha risvegliato mentre eravamo dentro di lei.
Lei ci ha sfamato.
Sono sue le prime mani che ci hanno accarezzato.
Probabilmente guardandoci allo specchio ne rivediamo i tratti.
Così come nei nostri gesti rivivono i suoi.
Se stiamo bene con noi stessi, se siamo sereni e non fagocitati da stress e velocità, è possibile riconoscerla in tutto ciò che ci circonda, perché molte delle nostre esperienze sono passate da lei o con lei condivise.
Se siamo adulti e abbiamo la fortuna di vivere ancora la nostra mamma, sarebbe utile risolvere eventuali inciampi o creare nuovi e più recenti ricordi.
Nuove canzoni con voci più mature.
Magari un duetto denso di complicità che ripercorra alcuni momenti vissuti insieme.
Una nuova traccia nella nostra compilation.
Se non ci fosse più, ci possiamo lasciare andare ai ricordi più belli.
La potremmo sentire cantare tra le fronde degli alberi sotto i quali abbiamo insieme passeggiato o tra il vociare di un mercato.
Di certo la sua melodia non terminerà con lei.

Anche se distanti, seppur in mondi diversi, il contatto è persistente.
La mamma non sempre è perfetta e i figli talvolta non si ricordano di gratificare il suo amore.
Ma ciò che li lega non è un sottile filo rosso.
È un cavo d’acciaio.
Non si lacera, né si sfilaccia.
È integro e lucente.
Sì, talvolta può ingarbugliarsi, ma non soffoca.
Mantiene la sua resistenza contro ogni disavventura o tragedia.

È un ruolo complicato quello della mamma.
Ogni donna che lo riveste, lo interpreta a modo suo.
Con il suo temperamento e la sua esperienza.
Quanta responsabilità.
Ogni madre ha un suo speciale modo di accudire, ma tutte le madri amano senza ritegno.
Tante sono le abilità o virtù che desiderano trasferire ai loro figli, ma credo che la gentilezza sia quella che più di ogni altra desiderano donare.
Forse perché ogni donna ne è naturalmente depositaria.
Nasce quindi una riflessione: senza la mamma noi non esisteremmo.
Non saremmo qui in questo istante a scrivere. A leggere.
È l’incipit della nostra storia, di ogni spettacolo che prende vita sulla Terra.
È colei che, davanti a un compito così gravoso, pur spaventandosi, non si è fermata.
Crede fino alla fine dei suoi giorni che la sua voce sia il necessario supporto alla nostra vita.
In lei è custodito il segreto più grande.
Allora viene da chiedersi: se siamo generati, custoditi, educati da un essere tanto speciale che dona gentilezza, perché non diventiamo tutti antieroi?

*L’Antieroe è una rubrica ideata e curata da Stefano Pigolotti


Stefano Pigolotti
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Stefano Pigolotti

Autore e giornalista pubblicista, con un percorso professionale costruito nel tempo tra impresa, management e formazione. Negli ultimi trent’anni ho maturato esperienze imprenditoriali nella consulenza aziendale e nel settore immobiliare. Ho ricoperto incarichi come fractional change manager in diverse società e sviluppato diversi percorsi formativi come mental coach professionista. Ho condensato queste esperienze in diversi lavori editoriali, più specificatamente nei tre rami del coaching: • Personal, con “Il tuo destino è sbocciare” • Business, con “Oltre l’azienda” • Sport, con “Gioca Facile” in collaborazione con Annalisa Biolghini A sostegno dei percorsi di cambiamento che promuovo nelle organizzazioni, ho recentemente co-firmato con Andrea Ziletti: • “ESG PER LE IMPRESE: il nuovo modo per crescere” un volume sull’importanza della sostenibilità come veicolo per un’imprenditoria visionaria e performante Percorsi diversi in contesti differenti, ma con un obiettivo comune: l’osservazione delle persone attraverso le loro attitudini e le loro fragilità, per favorire consapevolezza e generare valore condiviso.

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