La stenografia: segni e simboli che condensavano intere parole
«Per Liberata il mondo comunicava attraverso dei segni, solo che ognuno si sceglieva a propria immagine e somiglianza l’alfabeto di riferimento: per i matematici e i fisici erano i numeri, per i cristiani i miracoli, per i sognatori le nuvole. Il suo lo aveva scoperto a scuola, quando aprendo un libro era venuta a sapere che la stenografia è l’arte di scrivere il discorso altrui ovvero i propri pensieri nel minor tempo e nel più ristretto spazio possibile. In quell’idea di essenzialità, Liberata aveva trovato come un’impressione di appartenenza».
Poche righe di un libro letto di recente – Liberata di Domenico Dara (Feltrinelli) – mi riportano agli anni ‘80, a quando il digitale era ancora un sogno e carta e penna dominavano incontrastate. La stenografia rappresentava una competenza essenziale per molti professionisti, in particolare per i giornalisti e le segretarie.

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La stenografia
Questo sistema di scrittura rapida, composto da segni e simboli che condensavano intere parole o frasi in pochi tratti, era una vera e propria lingua segreta, una sorta di codice che permetteva di catturare parole, idee e discorsi con velocità e precisione. Ricordo che trascorrevo ore a esercitarmi con i segni stenografici, ognuno rappresentava un frammento di significato.
Di certo le nuove generazioni non ne hanno mai sentito parlare.
Questa tecnica è quasi dimenticata, relegata a una curiosità del passato. Io stessa non ricordo nulla e non saprei da che parte cominciare. Ma nonostante l’apparente obsolescenza, la stenografia ha ancora molto da insegnare. Non solo come tecnica, ma come filosofia della scrittura. Il potere dei segni e di come questi possano essere utilizzati, infatti, non è mai stato così rilevante. Perché non si trattava solo di appuntare veloci, ma di “essere presenti”, attenti a ogni parola, a ogni sfumatura del discorso, pronti a saper cogliere l’essenza di ciò che veniva detto.

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E questa è una lezione preziosa per tutti noi: questo tipo di ascolto è una qualità che ogni buon giornalista dovrebbe coltivare, poiché solo ascoltando con attenzione si possono scoprire le verità nascoste dietro le parole.
Ma vale anche per chi giornalista non è.
ll potere della scrittura
Quando scriviamo, ricordiamoci che abbiamo tra le mani un potere straordinario. Le parole possono illuminare la verità o oscurarla. Ogni storia ha un’anima, e il nostro compito è scavare a fondo, trovarla e darle voce. Non importa quanto la tecnologia si evolva, il cuore della comunicazione rimarrà sempre lo stesso: la passione per le storie vere, l’impegno a raccontarle con onestà e il desiderio di fare la differenza.
Quando ci sediamo a scrivere, che sia per un articolo, un post social o un semplice messaggio WhatsApp, dobbiamo sempre ricordare che “ogni parola conta”.
Facciamo in modo che le nostre contino davvero.
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