Bologna 2250: cronaca di una giornata a felicità programmata
Bologna, 2250. Un giorno qualunque, portato alle estreme conseguenze di alcune tendenze già visibili oggi: intelligenza artificiale, controllo delle emozioni, cambiamento climatico, decisioni delegate alla tecnologia. Non è una previsione, ma una domanda sul futuro che stiamo costruendo.
La sveglia non esiste più da tempo. Non ne ho bisogno e, a pensarci bene, nemmeno Alexa sarebbe più utile. Gli elettrodi impiantati nella mia testa controllano il ciclo del sonno e mi svegliano nel momento esatto in cui il cervello è biologicamente pronto. Una piccola scarica attiva le aree del piacere e mi permette di aprire gli occhi già felice. Livello di benessere al risveglio: 92%. Perfettamente nella norma. Alfa, il mio maggiordomo robot, ha preparato la colazione. Conosce i miei gusti, ma soprattutto il mio fabbisogno: nel piatto trovo esattamente ciò che mi serve, senza un grammo in più e senza possibilità di cedere a qualche tentazione.
Il caffè è molto buono. Il gusto di una bevanda un po’ fuori moda.
Le notizie ridotte alla dose che il corpo può reggere
Mentre mangio, gli elettrodi si collegano alle frequenze dell’informazione. Il primo approfondimento riguarda la cupola trasparente che stanno sperimentando a Bombay: dovrebbe regolare le stagioni e proteggere la città dagli eventi meteorologici estremi. Il servizio racconta i risultati raggiunti, ma anche i costi energetici e la situazione di chi vive nelle zone rimaste fuori dalla cupola.
Seguono le breaking news.
In Oriente la guerra infinita che vive ormai da secoli, sta aumentando l’inquinamento del pianeta prodotto dalla distruzione di robot, droni e armi. Le popolazioni coinvolte vivono ormai sottoterra, in città bunker che consentono loro di condurre una vita quasi normale.
Quando gli elettrodi registrano un aumento del cortisolo, il volume delle notizie si abbassa automaticamente. Il sistema conosce la quantità di realtà che sono in grado di sopportare.
Il pensiero diventa un allarme di sicurezza
Durante la colazione ricevo un messaggio da Francesca. Gli elettrodi del suo ex fidanzato hanno intercettato un impulso violento, bloccato temporaneamente i suoi movimenti e avvisato il sistema di sicurezza prima che potesse farle del male.
Francesca è salva, ma continua a domandarsi chi stabilisca quando un pensiero diventa una minaccia.
Io capisco il suo dubbio, ma penso che i vantaggi siano superiori ai rischi. In fondo, la tecnologia le ha evitato il peggio.
Alle dieci devo andare alla palestra dell’attenzione.
Esco di casa e imbocco uno dei portici climatici di Bologna. Un tempo, raccontano le targhe storiche, i portici proteggevano dalla pioggia e dal sole. Adesso mantengono la temperatura costante, filtrano l’aria e modulano la luce in base alle condizioni fisiche di chi li attraversa.
La palestra si trova nell’antica Salaborsa. Qui alleniamo il cervello a rimanere concentrato sulla stessa attività e a ricordare autonomamente più informazioni possibili. Sono capacità diventate rare da quando gli elettrodi archiviano ricordi, appuntamenti e conoscenze al posto nostro.
Un tempo le persone venivano a Salaborsa proprio per leggere. Oggi i libri sono conservati dietro grandi vetrate, nella sezione dedicata agli oggetti di antiquariato.
Il libro che il sistema non riesce a classificare
Prima di uscire, uno attira il mio sguardo: Il conte di Montecristo. Decido di prenderlo in prestito. Il sistema mi informa che potrei ricevere l’intero contenuto direttamente attraverso gli elettrodi in meno di quattro minuti. Scelgo comunque la copia cartacea.
Nel pomeriggio l’agenda-elettrodo programma ventidue minuti di riposo. Quando mi sveglio, il libro è ancora sul tavolo. Mi viene voglia di aprirlo e leggerlo in modalità autonoma.
Il vintage mi ha sempre attratto. Ma non è soltanto questo. Sento una specie di nostalgia, anche se non saprei dire di che cosa. Forse ho vissuto proprio all’epoca dei libri in una vita precedente.
Prendo il libro.
Gli elettrodi rilevano immediatamente un’attività sinaptica anomala. Il sistema mi comunica che la lettura autonoma richiede uno sforzo non programmato, modifica il ritmo cardiaco e potrebbe compromettere la qualità del sonno. Una voce mi propone un impulso correttivo. Durerebbe meno di un secondo: il desiderio di leggere scomparirebbe e tutti i parametri tornerebbero nella norma.
Di solito accetto. Gli elettrodi mi hanno sempre protetta dalla tristezza eccessiva, dalla paura e dai ricordi inutilmente dolorosi. So di essere eticamente controllata, ma conosco anche i vantaggi di questo controllo.
Questa volta, però, rifiuto.
Il sistema ripete la richiesta. Confermo il rifiuto.
Apro Il conte di Montecristo. Le parole arrivano lentamente, una dopo l’altra. Devo ricordare la frase precedente per comprendere quella successiva. Nessuno mi anticipa il significato, nessuno riassume, nessuno seleziona ciò che dovrebbe interessarmi.
All’inizio è faticoso. Poi provo qualcosa che gli elettrodi non riescono a classificare.
Coltivare ossigeno
Alle 18 devo lavorare. Per fortuna mi piace ciò che faccio, altrimenti non so come potrei resistere un’ora intera concentrata sulla stessa attività.
Sono una coltivatrice di ossigeno. Il mio compito è curare una particolare specie di pianta capace di produrne grandi quantità. La mia azienda spedisce l’ossigeno alle città maggiormente inquinate, quelle che tutti chiamano “città nere”, dove senza rifornimenti le persone morirebbero molto giovani.
Siamo una società benefit e abbiamo una missione sociale. Ma non tutte le città possono permettersi la stessa quantità di ossigeno. Oggi nell’agenda compare una richiesta rimasta senza copertura: il sistema l’ha archiviata perché la città non possiede risorse sufficienti per garantire la sostenibilità economica della fornitura.
Prima non mi sarei soffermata. Avrei accettato la decisione dell’algoritmo, come tutte le altre.
Adesso rimango a guardarla. Poi riapro la pratica e chiedo che venga valutata da una persona.
Gli elettrodi registrano una seconda anomalia.
Una giornata non conforme ma molto più personale
A fine giornata Alfa mi comunica che ho mangiato correttamente, allenato la memoria, riposato abbastanza e completato la mia ora di lavoro. Soltanto l’indice di felicità è sceso sotto il livello consigliato.
Prima di dormire, il sistema mi propone nuovamente l’impulso correttivo. Potrebbe eliminare le alterazioni prodotte dal libro e ripristinare il mio equilibrio emotivo.
Rifiuto ancora.
Gli elettrodi classificano la giornata come non conforme. Io chiudo gli occhi senza la consueta stimolazione delle aree del piacere.
Non sono perfettamente felice. Ma, per la prima volta, ho la sensazione che la giornata sia stata mia.
- Bologna 2250: cronaca di una giornata a felicità programmata - Settembre 28, 2026
- L’apparenza dell’informazione - Gennaio 19, 2026
- Violenza di genere: oltre la cronaca, uno sguardo costruttivo - Ottobre 28, 2024




