«Nei momenti difficili, mi era stato insegnato fin dall’infanzia, leggi, impara, datti da fare, rivolgiti alla letteratura». Diceva così Joan Didion, giornalista, scrittrice e saggista statunitense (vincitrice del National Book Award nel 2005 per la saggistica con “L’anno del pensiero magico”), una donna-scrittrice tosta e risoluta.
E i libri, da sempre, rappresentano “un aiuto”.
Quante volte sentiamo dire: “quel libro mi ha cambiato la vita”. Questo accade perché le storie narrate finiscono per accendere riflessioni su noi stessi ma anche sulle cose che ci accadono intorno.
Ci sono libri che grazie a questo approccio costruttivo non solo intrattengono, ma diventano uno specchio nel quale identificarsi.
Sono trame che aiutano a vedere tutto con occhi nuovi, a credere in una possibilità di un futuro migliore.
La narrazione costruttiva in letteratura
La narrazione costruttiva è un approccio letterario che, pur non ignorando le difficoltà e le complessità dei temi trattati, cerca di offrire nuove prospettive, soluzioni creative e un senso di speranza sia se si trattano argomenti “apparentemente leggeri”, sia quelli più complicati e difficili.
Questo tipo di narrazione è importante perché può aiutare i lettori e le lettrici ad avere una comprensione più profonda delle sfide del mondo moderno, delle incertezze quotidiane, ma anche a trovare l’ispirazione e le idee per contribuire al cambiamento e a una propria crescita personale.
Una narrazione costruttiva si concentra sui protagonisti che mostrano resilienza – non vuol dire essere insensibili al dolore o allo stress, ma significa attraversarli e trovare gli strumenti per uscirne rinnovati – e la capacità di superare le avversità, evidenziano una visione del futuro che, pur riconoscendo le sfide, dà attraverso le pagine una possibilità di evoluzione personale.
L’Arminuta
Tra i romanzi che rispondono a questo approccio costruttivo c’è “L’Arminuta” (Einaudi) di Donatella Di Pietrantonio, premio Campiello nel 2017. Affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale, mostrando come l’amore e la comprensione possano aiutare a superare traumi profondi.
L’accettazione di un abbandono, nel caso della protagonista – «l’Arminuta» significa “la ritornata” – è possibile solo tornando alla fonte, a se stessi.
Divorziare con stile
Nel campo delle relazioni e dei cambiamenti personali, “Divorziare con stile” di Diego De Silva (Einaudi) offre un affresco ironico e profondo delle difficoltà personali e delle trasformazioni che ne derivano.
La storia di un avvocato specializzato in divorzi che affronta le proprie vicissitudini personali, dimostrando come l’umorismo e la saggezza possano aiutare a navigare attraverso le complicazioni della vita, trovando nuovi inizi anche nelle situazioni più complicate e sentendosi motivati a fare la differenza.
Il ladro di quaderni
“Il ladro di quaderni” di Gianni Solla (Einaudi) è un romanzo di formazione, ambientato nel 1942, ai tempi del fascismo in un paesino in provincia di Caserta, Tora e Piccilli.
La storia di un ragazzino, Davide, zoppicante dalla nascita e per questo spesso deriso, che si occupa di accudire i maiali di famiglia.
Non sa leggere, finché incontra Nicolas, un ragazzino ebreo, il cui padre ha messo in piedi una scuola clandestina.
Così l’analfabeta figlio di un fascista impara a leggere e scrivere grazie a un ebreo.
Nella seconda parte – si svolge a Napoli, nel dopoguerra – il protagonista si trova a dare una svolta improvvisa alla sua vita e diventa un attore di fama.
Quello che lo aspetta non è certo un percorso facile, ma lui scoprirà che tutto serve, persino la sua infanzia in mezzo ai maiali, i vestiti sporchi, il lavoro duro.
Quella capacità di adattarsi lo aiuta e aiuta i lettori a comprendere come ciascuno, pur con un passato complicato, può farcela. C’è una frase che dice:
«Ho imparato a scrivere per mano degli ebrei, a leggere dai fascisti, e a conoscere il dolore da Teresa. Ho anche imparato che senza il dolore le parole non hanno senso. Da quel momento tutto quello che imparo vale doppio».
Lia e l’abete rosso
Irene Cacciola, nel suo libro d’esordio per bambini, “Lia e l’abete rosso” (Giraldi) inserisce un rimando al caso Riace, modello di integrazione e accoglienza in Italia e nel mondo, per poi affrontare il fenomeno dell’immigrazione e della solidarietà.
Raccontando l’incontro con il “diverso”, che interrompe la quotidianità di ognuno e mostra come il mondo dei grandi spesso faccia fatica ad accettare “il nuovo” e, anzi, lo trasformi in capro espiatorio per tutto quello che accade. Ma saranno proprio i più piccoli a insegnare agli adulti i valori più veri.
L’isola dei femminielli
Pure Aldo Simeone ne “L’isola dei femminielli” (Fazi) ci riporta ai tempi del fascismo e parla delle Tremiti, quando sull’isola di San Domino furono confinati gli omosessuali: una storia del passato che pochi conoscono.
Il protagonista Aldo, ventenne fiorentino, subisce il pregiudizio e l’intolleranza ma nonostante la segregazione vedrà nascere intorno a sé una comunità di uomini liberi e solidali grazie ai quali scoprirà valori importanti.
L’anno della garuffa
Con “L’anno della garuffa” di Anna di Cagno (Arkadia) si torna indietro al 1978. L’Italia è sotto choc per il rapimento di Aldo Moro e la quattordicenne Monica Traversa, voce narrante, cerca di capire le persone, dopo aver perso la fiducia nel mondo dei grandi.
Ma alla fine, arriverà a capire che nella vita, come nel biliardo (la garuffa è uno dei tiri più difficili), esistono tiri a effetto capaci di deviare la direzione prevedibile di una biglia e che “a volte è l’effetto a determinare la causa e non il contrario”.
Narrazione costruttiva e autori stranieri
Guardando agli autori stranieri, non si può non citare Kim Ho-Yeon, scrittore e sceneggiatore. Il suo romanzo “Il minimarket della signora Yeom” (Salani) ha superato il milione di copie vendute in Corea del Sud. Racconta la storia di un senzatetto – Dokko – che ritrova una pochette rosa contenente dei documenti e un portafogli, e decide di restituirla alla legittima proprietaria, la signora Yeom.
È l’inizio di un nuovo percorso non soltanto per lui, ma per molti abitanti del quartiere che avrà occasione di incontrare.
La decisione più coraggiosa che possiamo prendere è quella di essere aperti agli altri, di dar loro fiducia. C’è questa consapevolezza al centro della scrittura di Kim Ho-Yeon, che con ironia e sensibilità ci ricorda che certe volte la soluzione a problemi apparentemente insolubili può essere più vicina di quando si creda.
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