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Dispersione scolastica: come affrontare la sfida

Ott 7, 2024 ,
dispersione scolastica

Uno dei problemi giovanili e scolastici più importanti e incisivi di cui l’Italia si occupa da tempo è quello della dispersione scolastica, termine che indica un fenomeno sociale caratterizzato da un accesso all’istruzione frammentario, irregolare o assente.
Quando si parla di dispersione si fa riferimento a diverse dimensioni: l’abbandono scolastico, la totale assenza di scolarizzazione, il ritiro dagli studi per periodi più o meno lunghi, il mancato conseguimento entro certi tempi del livello obbligatorio di istruzione.
Si tratta quindi di manifestazioni di insuccesso educativo visibili sia nei Paesi ricchi sia in quelli poveri, attraverso molteplici dinamiche: bocciature, scarso apprendimento, cambiamenti di indirizzo scolastico, fragilità scolastica.

Dispersione scolastica, quali fattori la determinano?

A determinare la dispersione scolastica sono diversi fattori: ascritti, di contesto e individuali. Nel primo caso si tratta del tipo di background e di genere migratorio, quindi del sostrato familiare, così come del capitale socio-economico e culturale della famiglia di origine. Con il secondo termine si fa riferimento alla relazione dello studente con i suoi pari o con l’insegnante e al tipo di scuola scelta. Nel terzo caso si tratta degli aspetti individuali, quindi propri dell’individuo-studente come la predisposizione allo studio, le attitudini e l’inclinazione al lavoro richiesto dalla scuola.

La dispersione scolastica è spesso collegata al bullismo, alla microcriminalità, alla droga. Non a caso, infatti, è la parte visibile di un disagio più profondo di tipo ambientale, evolutivo e individuale vissuto dal giovane.
Dunque, il contesto sociale e familiare, le influenze dall’esterno, la nuova realtà di arrivo del soggetto-studente, le varie fasi della sua crescita personale, tutto può agire negativamente e indurre a un maggiore rischio di abbandono scolastico.

I dati Istat sulla dispersione scolastica

Secondo un report ISTAT del 17 luglio 2024, “nell’edizione dell’indagine del 2023 si è rilevato che quando i genitori hanno un basso livello di istruzione, quasi un quarto dei giovani (24%) abbandona precocemente gli studi e poco più del 10% raggiunge il titolo terziario; se almeno un genitore è laureato, al contrario, le quote diventano rispettivamente 2% e circa 70%.
Tra i 25-64enni, il tasso di occupazione dei laureati è 11 punti percentuali più alto di quello dei diplomati (84,3% e 73,3%, rispettivamente); il gap sale a 15,7 punti tra gli under 35 che hanno conseguito il titolo da uno a tre anni prima (75,4% e 59,7%). Il divario territoriale nel tasso di occupazione è più ampio per le fasce di età giovanili.
Il tasso di occupazione dei 30-34enni nel Mezzogiorno è più basso rispetto ai giovani del Nord di 19,8 punti percentuali tra i laureati (70,8%, contro 90,6%) e di 25,8 punti percentuali tra i diplomati (57,2% contro 83,0%)”. 
Dai dati si deduce che è fondamentale, se non determinante, il livello di istruzione dei genitori per i percorsi di studio dei propri figli.

Unione Europea e dispersione scolastica

Uno degli obiettivi sul tavolo del lavoro dell’Unione Europea nel campo dell’istruzione e della formazione è la riduzione dell’abbandono scolastico prima del completamento del percorso di istruzione e formazione secondario superiore.
Questo perché l’interruzione degli studi in questa fascia di età comporta gravi problematicità sulla vita dei giovani e sull’intera società.

A livello europeo, la questione è monitorata utilizzando come indicatore di riferimento la quota di 18-24enni che, in possesso al massimo di un titolo secondario inferiore, sono fuori dal sistema di istruzione e formazione (Early Leavers from Education and Training, ELET).

“Il nuovo Quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione assume come obiettivo europeo, per il 2030, quello di ridurre tale quota ad un valore inferiore al 9%. In Italia, nel 2023, la quota di 18-24enni con al più un titolo secondario inferiore e non più inseriti in un percorso di istruzione o formazione è pari al 10,5%, in diminuzione di un punto percentuale rispetto al 2022.
Nonostante i notevoli progressi, il valore resta tra i più alti dell’Ue (la media europea è pari al 9,5%): l’Italia, terz’ultima nel 2021, nel 2023 diventa quint’ultima (con valori inferiori alla Romania, Spagna, Germania e Ungheria).
Il fenomeno dell’abbandono scolastico è più frequente tra i ragazzi (13,1%) rispetto alle ragazze (7,6%).
Anche i divari territoriali restano ampi: nel 2023, l’abbandono degli studi, prima del completamento del percorso di istruzione e formazione secondario superiore, riguarda il 14,6% dei 18-24enni nel Mezzogiorno, l’8,5% al Nord e il 7,0% nel Centro. 
Tra i giovani con cittadinanza straniera, il tasso di abbandono precoce degli studi è tre volte quello degli italiani (26,9% contro 9,0%) e varia molto a seconda dell’età di arrivo in Italia. Per chi è entrato in Italia tra i 16 e i 24 anni di età, la quota raggiunge il 41,2%, scende al 33,4% per chi aveva 10-15 anni e cala ulteriormente, pur rimanendo elevata (19,1%), tra i ragazzi arrivati entro i primi nove anni di vita; all’interno di questa classe di età si nota una tendenziale riduzione quanto più l’arrivo è anticipato ai primi anni di vita”.

Come sopra esposto, la dispersione scolastica è associata alle peculiarità della famiglia di origine.
Si rileva dalle statistiche ISTAT che se il livello di istruzione dei genitori è basso, la presenza degli abbandoni precoci è molto elevata.
Quasi un quarto (23,9%) dei giovani 18-24enni con genitori che hanno al massimo la licenza media, ha abbandonato gli studi prima del diploma, quota che scende al 5,0% se almeno un genitore ha un titolo secondario superiore e all’1,6 % se laureato.

Il PNRR a lavoro per contrastare la dispersione scolastica

Trattandosi di un problema nazionale e internazionale, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha messo disposizione fondi e soluzioni strategiche per combattere la dispersione, promuovendo anche l’inclusione.
In tal maniera si opera per ridurre l’abbandono scolastico e migliorare il percorso educativo e di istruzione dei giovani.
È decisivo intervenire in modo puntuale e senza indugio, in modo da individuare e supportare gli studenti più vulnerabili fin dalle prime fasi del percorso istruzione.
Programmi di tutoring, coinvolgimento e presenza delle famiglie nel percorso scolastico, attività di apprendimento personalizzato, collaborazione tra istituzioni scolastiche, enti locali, organizzazioni, programmi di mentoring ad hoc, sono tutti elementi che devono essere messi in moto per gestire la dispersione scolastica.  

Il mentoring

Il mentoring o mentoraggio è una strategia pedagogica, una metodologia jche serve a dare aiuto agli studenti più fragili. L’elemento principale su cui si fonda è la relazione tra un soggetto Senior (Mentor) e uno Junior (Mentee).
Così si esprime M.Perchiazzi della Scuola Italiana di Mentoring: “ Il Mentoring è una metodologia di aiuto all’apprendimento che si basa sul role modeling, sull’affiancamento per la formazione del carattere e dei comportamenti. È una metodologia il cui focus è la formazione e il rafforzamento delle motivazioni profonde, attraverso la trasmissione dei valori e la modificazione positiva dei comportamenti e del carattere”.

È necessario instaurare un rapporto di fiducia tra lo studente e il  mentore (professionista, esperto con competenze, insegnante) in modo da lavorare sulla fiducia e sulla motivazione del primo.

Il percorso prevede degli incontri attraverso cui si lavora sui problemi personali, emotivi oltre che sulle competenze di studio. Bisogna intervenire sia sulle lacune e sul rafforzamento scolastico sia sulle dinamiche psicologiche, quindi sull’autostima e resilienza, sulla capacità di problem solving. Per una buona riuscita del progetto, è fondamentale che gli studenti ricevano un bagaglio di competenze trasversali. Tutti gli attori del tessuto educativo devono cooperare al fine di sostenere questo tipo di percorso.

Progettualità: l’intervento del Ministero dell’Istruzione

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha coinvolto anche gli istituti paritari del sistema nazionale di istruzione, nell’azione di contrasto ai divari territoriali e alla dispersione scolastica.
Nel mese di luglio, infatti, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato l’Avviso, destinato alle Scuole secondarie di I e II grado paritarie e non commerciali, per la presentazione di progetti per realizzare interventi di tutoraggio e formazione con l’obiettivo di ridurre i divari negli apprendimenti e di contrastare la dispersione scolastica.
I progetti saranno finanziati a valere su fondi del PNRR per circa 45 milioni di euro.
Quindi, le scuole paritarie avranno la possibilità di utilizzare varie risorse che saranno utilizzate per attivare percorsi di mentoring e orientamento personalizzati, corsi di potenziamento delle competenze di base, di motivazione e accompagnamento, percorsi formativi e laboratoriali co-curriculari, attività da svolgere anche il coinvolgimento delle famiglie.

Ci sarà un team specifico che coordinerà i progetti per la prevenzione della dispersione scolastica, in favore di studenti con fragilità negli apprendimenti, a rischio di abbandono o che abbiano interrotto la frequenza scolastica.
In qualità di partner, potranno partecipare a queste attività anche soggetti pubblici e privati, enti e organizzazioni del volontariato e del terzo settore che svolgono attività formative per gli studenti.

Ha dichiarato il Ministro: ” Il nostro obiettivo è costruire una scuola basata sulla personalizzazione della didattica e sull’orientamento, capace di far emergere i talenti e le potenzialità di ogni studente, senza lasciare nessuno indietro”.                                                                                      

Itis Volta di Alessandria: il peso delle parole

Grazie ai fondi del PNRR, L’ITIS “Alessandro Volta” di Alessandria, molto attivo e impegnato nel contrasto alla dispersione scolastica, nei mesi scorsi si è trasformato in una sorta di campus, aperto tutto il giorno e a volte anche la sera, con l’obiettivo di unire riflessioni tematiche ed esperienze innovative, per rafforzare gli apprendimenti, creare relazioni, motivare gli studenti alla frequenza scolastica.

Alessandria è una città con una popolazione scolastica variegata, ha affermato la preside dell’Istituto, quindi è importante lavorare per lottare contro la dispersione.

“L’intento dell’istituto è quello di considerare la diversità come espressione di unicità di ognuno di noi e quest’anno per la prima volta in Italia, grazie ai fondi, la scuola ha il primo referente diversità e inclusione. Il laboratorio che è stato organizzato presso l’itis A.Volta di Alessandria si chiama il peso delle parole.
La mattina è stato dato spazio a circa 250 ragazzi, durante il pomeriggio c’era il laboratorio per i docenti, infine, la sera, c’è stato l’incontro insieme ai genitori con la tematica dell’inclusione e diversità dei ragazzi, in modo da avvicinare gli adulti ai problemi dei giovani di oggi.
Tre momenti diversi in tre giornate diverse sempre, per dare il peso giusto alle parole”, dichiara il docente Sandro Marenco.                                                                                                                                                         

Grazie ai fondi del PNRR il personale docente è riuscito a unire la parte musicale e di danza con la parte di teatro, realizzando uno spettacolo teatrale. Il focus dell’inclusione ha permesso di riunire e coinvolgere varie diversità (l’istituto presenta classi dalla prima alla quinta sia dell’ITIS sia del liceo). I ragazzi con diverse problematicità di dispersione scolastica sono riusciti a recuperare.

La storia della scuola di Alessandria insegna che i giovani hanno bisogno di cura e ascolto e che si può, si può lavorare per vincere le sfide.

Antonella Ferro