• Sab. Dic 6th, 2025

Iperindividualismo e iperconsumismo, due facce della stessa medaglia

Nov 28, 2024
iperconsumismo

La società digitalizzata mostra il volto dell’iperindividualismo e dell’iperconsumismo. Stiamo assistendo alla perdita di capitale sociale, di capacità di riconoscimento dell’altro e di collaborazione al fine di risolvere problemi comuni. Uno degli aspetti più critici, che emergono nella società digitale, riguarda la contrapposizione tra globalizzazione dell’economia e la frantumazione della società conseguenza. Il sociologo Zygmunt Bauman sostiene, nel suo volume Consumo dunque sono, che rispetto ai nostri antenati noi non siamo più felici, siamo passati dalla dimensione del consumo a quella del consumismo che ha trasformato gli individui in merce essi stessi.

Una visione che condivido e che emerge dai miei studi. Di fatto, le piattaforme sfruttano quell’annullamento di confini che modifica nel profondo la capacità da parte degli individui di comprendere il contesto. La platform society, come viene definita dai sociologi José van Dijck, Thomas Poell, Martijn de Waal, si caratterizza per generare conflittualità tra diversi sistemi valoriali e muoversi sulla base di dinamiche opache.

Cosa succede all’interno degli ambienti virtuali?

Gli ambienti virtuali consentono la massima visibilità ai comportamenti sociali e processi comunicativi.  All’interno degli ambienti virtuali trovano spazio le tendenze narcisistiche, l’io performativo e l’iperconsumismo. La disinformazione e le fake news sfruttano le nuove dinamiche sociali e gli individui tendono ad aggregarsi in comunità chiuse nelle quali si riconoscono gli uni gli altri in funzione di bisogni primari o di nemici comuni, incapaci di dare vita a percorsi comuni e di dare la giusta importanza al  senso di comunità.

I dati delle mie ricerche sull’ iperindividualismo e sull’iperconsumismo vengono confermate da numerosi report. Enzo Risso ha scritto un articolo, pubblicato su Il Domani, in cui spiega gli aspetti del nostro tempo in cui a contare sono le apparenze.

Risso scrive che “siamo sempre più nell’epoca dell’applauso, del bisogno di conferme e affermazioni di sé. […] Le tendenze contemporanee sono marcate a fuoco dalle spinte combinate di bisogno di auto-affermazione, di applauso e di piacere esistenziale. Siamo sempre più in un’epoca dell’hic et nunc, di individui performativi edonisti”.

I dati rivelano che “l’83 per cento degli italiani vuole mostrare le proprie abilità ed essere apprezzato per queste capacità. Un bisogno che sale all’87 per cento tra i giovani della Gen Z e all’86 per cento nel sud e nelle isole”. Ma non è tutto. “Il 79 per cento dell’opinione pubblica aspira a raggiungere gli obiettivi prefissati ed essere riconosciuto per i propri successi. Una spinta che è all’81 per cento tra i giovani, all’84 per cento nel ceto medio e all’86 per cento nel sud e nelle isole. Il 72 per cento delle persone, infine, ambisce a un’esistenza in cui sia possibile svagarsi e togliersi dei vizi. Una brama che coinvolge i giovani della Gen Z (80), la generazione millennials (81) e quella parte del ceto medio basso che aveva un tempo posizioni e privilegi e che oggi ha dovuto rinunciare alle dimensioni di stabilità e certezza, perdendo posizioni sociali ed economiche”.

Nel corso di questi anni, le analisi scientifiche che ho condotto hanno evidenziato come sui social network gli individui si mostrano attuando una sorta di mimetizzazione.

Una questione di consenso pubblico

Buona parte delle persone, attraverso il proprio io performativo, cerca di ottenere il consenso del pubblico della rete. Ormai, quasi tutti navighiamo sulle pagine di diversi social media e comunichiamo con i nostri follower. Addirittura, abbiamo più profili e più pubblici. Gli imprenditori che gestiscono le piattaforme hanno capito che siamo pronti a donare buona parte delle nostre sensazioni, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e della nostra privacy agli ambienti virtuali. Un continuo bisogno di vetrinizzazione che ci conduce ad esporci pur di garantirci tanti “like” su Facebook o “cuoricini” su Instagram. Una delle caratteristiche principali che emergono, soprattutto dalle dinamiche comunicative social, è l’individualismo, la concentrazione su di sé. Il voler offrire una certa immagine di sé agli altri attraverso i social network, giungendo a limiti estremi come la partecipazione a sfide estreme.

Non a caso Mark Zuckerberg, Elon Musk, Bill Gates, e tanti altri, vogliono ottenere grandi guadagni e di fatto sono i più ricchi del mondo. Quanti di noi sono disposti a rinunciare ai social network?  Penso pochi. Purtroppo, l’elemento da non sottovalutare è la solitudine dei giovani e anche degli adulti. Sempre connessi e sempre più soli.

L’intelligenza artificiale e il Metaverso hanno preso il sopravvento e questo deve farci riflettere e ragionare. Il Metaverso rappresenta un settore di forti investimenti da parte dei grandi player.

Matthew Ball, ingegnere informatico e conoscitore dell’ecosistema digitale, ha scritto che: “L’idea stessa del Metaverso implica che una quota maggiore delle nostre vite – in termini di lavoro, tempo libero, ore spese, ricchezza, felicità e relazioni – sarà online. O meglio: esisterà online, anziché essere semplicemente messa online sotto forma di post o di una foto su Instagram, o facilitata dai dispositivi e dai software digitali, come per esempio Google Search o iMessage”. Tanti saranno vantaggi e tante saranno le sfide da fronteggiare dal punto di vista etico e umano e ognuno di noi dovrà essere in grado di distinguere le opportunità e i rischi di questo nuovo universo.

La parola chiave è: educazione

Bisogna educare le nuove generazioni, perché capiscano l’importanza dell’essere sé stesse. Tutti dobbiamo imparare ad accettarci e ad accettare il prossimo in un mondo sempre più egoista. Serve tracciare un futuro migliore, privo di inutili competizioni e privo di egocentrismo sfrenato.

Ricordiamoci le parole di Papa Francesco: “L’egoismo anestetizza il cuore, fa vivere di cose, senza più capire per cosa; induce ad avere tanti beni, senza più saper fare il bene.[…]. Il problema del nostro mondo sono l’egoismo, il consumismo e l’individualismo, che rendono le persone sazie, sole e infelici” e allora abbiamo il dovere di impegnarci per trasformare questa società “liquida” in una società “solida”, ricca di valori e senza più “ismi”.

Francesco Pira