IA: cosa succede nelle aziende italiane

Entro nella sala aspettandomi di sentire parlare di algoritmi. Di piattaforma, automazione e intelligenza artificiale in generale.
Invece, poco dopo, mi ritrovo a prendere appunti su altro.

È successo durante un evento organizzato da Floox, un’azienda italiana che si occupa di marketing automation. Si è tenuta a Milano il 27 maggio e l’occasione è stata la presentazione di una ricerca realizzata insieme all’Università di Firenze. Il tema? Lo stato dell’automazione e dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane.

News48 era media partner del progetto e la nostra direttrice Assunta Corbo ha partecipato alla tavola rotonda che si è tenuta subito dopo la presentazione della ricerca.
Io ero tra il pubblico, ad ascoltare, annotare e prepararmi ai contenuti che pubblicheremo proprio su News48 – quindi, come si suol dire, stay tuned.

Il panel contava tante e tanti professionisti che arrivavano da settori diversi e questa è stata la ricchezza più grande, perché Floox è riuscita a portare sul palco differenti punti di vista.

Se vuoi vivere anche tu qualche istante di quella giornata, goditi questo reel sul nostro profilo Instagram.


A che punto siamo, davvero?

La domanda da cui è partita lo studio è stata proprio questa, semplice solo in apparenza: a che punto siamo con l’IA, nelle aziende italiane?
Per rispondere, i ricercatori hanno intervistato il management di società che andavano dalle PMI alle grandi imprese da oltre un miliardo di fatturato. I risultati raccontano una realtà più sfumata di quanto forse ci immaginiamo.

Perché da un lato, il 70% delle aziende dichiara di utilizzare già strumenti di marketing automation. Dall’altro lato, soltanto il 25% sostiene di usare l’intelligenza artificiale in modo avanzato. 
Ma il dato che mi ha colpita di più è un altro.

Il 60% degli intervistati identifica nel fattore umano il principale ostacolo all’adozione dell’IA.
Il fattore umano. Quindi non è una questione di budget, ma di persone.   In parole ancora più semplici: la vera criticità sta nella difficoltà delle organizzazioni di cambiare, crescere o evolversi.

Se l’IA resta nell’ombra

In particolare, ti riporto qui le parole di Antonio Susta, Senior Expert Communication Region Europe SW di Linde: C’è qualcuno che ha cominciato a usarla in modo un po’ massonico, no? La usi, non la usi, comunque è meglio non dirlo perché chissà cosa pensano.

Si chiama shadow AI ed è uno dei temi che più mi stanno a cuore, tanto che ne ho scritto in diversi articoli. Perché?
Perché in queste situazioni l’IA viene usata, ma di nascosto, come se fosse una tecnologia di cui vergognarsi. E questo implica che ne abbiamo una visione distorta.
Mentre ascoltavo quegli interventi, pensavo a quante volte sentiamo raccontare la trasformazione digitale come una questione di strumenti.

E quante volte, invece, dovremmo ricordare che il vero nodo è culturale. 
Ma oggi voglio lasciarti con un ultimo elemento interessante.

Dalla ricerca è emerso che molte aziende utilizzano soltanto una piccola parte delle funzionalità disponibili in uno strumento IA: in alcuni casi le piattaforme vengono sfruttate per appena il 20% del loro potenziale. E anche qui, perché mancano tempo, competenze, strategia o semplicemente una visione condivisa.
In altre parole: comprare una Ferrari non significa saperla guidare.

Forse è anche per questo che una delle raccomandazioni emerse durante la ricerca suona particolarmente utile:
Partite dalla strategia, non dallo strumento.
Beh, lasciamelo dire: è un consiglio da cogliere al volo perché riguarda ognuno di noi, in qualsiasi ambito della nostra vita!
Alla fine dell’evento mi sono portata a casa una sensazione precisa (oltre a un bellissimo momento di networking all’aperitivo).

Le aziende italiane non stanno vivendo solo una rivoluzione tecnologica. Stanno vivendo una trasformazione umana. E come tutte le trasformazioni umane, richiede molto più di un nuovo software.

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Teresa Potenza
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Teresa Potenza

Giornalista e podcaster. Ha realizzato i podcast Ponti invisibili, sulla sua storia in Siria e Merce di Scambio, una indagine sulla compravendita di organi. L’ultimo è Potenza Artificiale in cui condivide ciò che studia e approfondisce sull’intelligenza artificiale generativa. È membro del JournalismAI, network di giornalisti che utilizzano l’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics e Fondatrice dell’Associazione Constructive Network, rete di professionisti dell’informazione e della comunicazione che divulgano il giornalismo costruttivo e delle soluzioni.

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